Diritto del lavoro

AUTONOMIA IMPRENDITORIALE vs. DIRITTI DEL LAVORATORE

AUTONOMIA IMPRENDITORIALE vs. DIRITTI DEL LAVORATORE – Quali sono i confini?

La coesistenza tra le scelte imprenditoriali e i diritti dei lavoratori è metaforicamente assimilabile alle sabbie mobili, dovendosi sempre diligentemente verificare la liceità delle prime ove vengano lesi i secondi.

Questo è vero soprattutto quando si parla di licenziamento.

La domanda che ci si deve porre è: l’imprenditore ha in base al caso concreto il diritto di licenziare un lavoratore?

Come ben sappiamo, tale domanda ha spesso e volentieri risposta negativa. Fanno eccezione i casi in cui una situazione di fatto grave giustifichi tale azione, e quindi il licenziamento giusta causa o giustificato motivo. In particolare, all’art. 3 della legge 604/1966 si prevede che “Il licenziamento per giustificato motivo con preavviso è determinato da un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali del prestatore di lavoro ovvero da ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa”.

Proprio con riferimento alla definizione di giustificato motivo, è interessante riportare quando stabilito dalla Corte di Cassazione, sezione lavoro, con ordinanza nr. 19655/2017. La stessa trova ragion d’essere in un ricorso della  DR MOTOR COMPANY S.P.A., avverso la pronuncia della Corte d’Appello di Campobasso che riteneva illegittimo il licenziamento del sig. Cozzolino Fausto, giustificato dall’azienda con la soppressione di un ramo d’azienda.

Ebbene, la Corte di Cassazione, nel dichiarare il ricorso inammissibile sulla base degli elementi del caso concreto, conferma tuttavia il consolidato orientamento della stessa secondo cui costituisce licenziamento per giustificato motivo, come sopra definito, anche il licenziamento che nasce dalla necessità aziendale di ottenere un maggiore profitto.

In particolare, l’ordinanza riporta che “è ritenuto legittimo il licenziamento per ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento della stessa, in esse comprese anche quelle attinenti ad una migliore efficienza gestionale o produttiva ovvero dirette ad un aumento della redditività di impresa, una volta che ne sia stata verificata l’effettività del ridimensionamento e del nesso causale tra la ragione addotta e la soppressione del posto di lavoro del dipendente licenziato: spettando un tale accertamento di ricorrenza (e non pretestuosità) delle ragioni stabilite dall’art. 3 I. 604/1966 al sindacato giudiziale, senza alcuna indebita interferenza sull’insindacabile autonomia imprenditoriale (Cass. 7 dicembre 2016, n. 25201; Cass. 8 novembre 2013, n. 25197; Cass. 14 maggio 2012, n. 7474; Cass. 11 luglio 2011, n. 15157)”.

Viene quindi confermata la liceità del licenziamento giustificato dalla finalità di incrementare il profitto dell’azienda, purché si dimostri che tale scelta aziendale di ridimensionamento sia effettiva e direttamente connessa con tale fine, e non riguardi solo il singolo.

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